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VAJONT 1963-2013

9 ottobre 2013: Ricorrenza del 50° anniversario della catastrofe. Alcuni membri della Pattuglia di Prot.Civ. raccontano l'esperienza vissuta lo scorso maggio durante la partecipazione al Convegno "Preparati a Servire" che si è tenuto a Longarone (BL).

Quel 9 ottobre 1963 gli abitanti della valle del Vajont erano tutti in casa per la cena. Molti davanti al televisore per vedere Real Madrid – Glasgow Rangers, la finale di Coppa dei Campioni di calcio. Intorno alle 22:00, Giancarlo Rittmeyer, quella notte di guardia alla diga, chiama l’ingegnere Biadene, rappresentante della SADE. Comunica che la montagna sta cedendo a vista d’occhio. Chiede istruzioni. Biadene cerca di calmarlo, ma lo esorta a “dormire con un occhio solo”. Nella telefonata si intromette la centralinista di Longarone chiedendo se ci sia pericolo anche per quel centro. Biadene le risponderebbe di non preoccuparsi, e di “dormire bene…”.
Da quella telefonata, nessuno si sarebbe aspettato cosa era in procinto di accadere 39 minuti dopo. Infatti alle successive 22:39 dalle pendici del monte Toc si stacco una frana di dimensioni gigantesche, che precipitò nel bacino sottostante, costruito artificialmente. Una massa di oltre 270 milioni di metri cubi di montagna, larga quasi tre chilometri, che provocando un’onda alta 100 metri scavalca la diga ed investe i paesi sottostanti di Longarone, Erto e Casso.
Questa tragedia oltre a distruggere interi paesi, ha portato via un numero impressionante di vittime, ovvero 1917, tra cui numerosi bambini.
Alle prime luci dell'alba l'incubo, che aveva ossessionato da parecchi anni la gente del posto, divenne realtà. Gli occhi dei sopravvissuti poterono contemplare quanto l'imprevedibilità della natura, unita alla piccolezza umana, seppe produrre. La perdita di quasi duemila vittime stabilì un nefasto primato nella storia italiana e mondiale… si era consumata una tragedia tra le più grandi che l'umanità potrà mai ricordare.
Immediatamente un susseguirsi di giornali radio, televisione e stampa, davano notizia in Italia ed in Europa della tremenda tragedia. I primi ad intervenire sul posto furono il Battaglione di Pieve di Cadore ed il Battaglione di Belluno con il 7° Reggimento Alpini. La terribile notizia fu appresa anche da molti ragazzi che in quegli anni appartenevano a diverse associazioni, questi comprendendo la gravità, si organizzarono per recarsi sul posto e portare i primi soccorsi. La solidarietà ed il servizio spinse molti Rover a organizzarsi nelle proprie sedi Scout per la partenza verso le zone colpite.
La partecipazione degli Scout fu molto apprezzata dalla popolazione, che in questi anni ha riservato per questi un’attenzione particolare. Infatti in data 18 maggio 2013, con l’avvicinarsi del 50° anniversario della tragedia, ha voluto dedicare un giorno nel ricordo del servizio svolto.
Noi della Pattuglia di Protezione Civile della Zona di Modena e Modena Pedemontana, non potevamo non partecipare a questo evento nel ricordo del servizio svolto dai nostri Fratelli Scout. Durante il convegno abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni vecchi Scout, che con la loro testimonianza hanno raccontato quei giorni di servizio svolto nelle varie zone colpite, ma soprattutto di aver svolto qualsiasi tipo di servizio che gli veniva chiesto.
I visi oramai invecchiati e gli occhi lucidi dei nostri Fratelli Scout, che hanno raccontato la loro testimonianza, ha scaturito in noi una riflessione sul nostro essere Scout, sul nostro SERVIRE, ma soprattutto il non tirarsi indietro a qualsiasi richiesta ci venga fatta, perché dalle piccole cose si fanno grande cose.
Naturalmente come solito fare in ogni incontro dove si radunano numerosi Scout di ogni Regione e di ogni Gruppo, non potevamo non finire con la celebrazione della Santa Messa. Il ritrovarsi tutti insieme all’interno della Chiesa di Santa Maria Immacolata di Longarone, ricostruita nel 1975 ed inaugurata nel 1983, è stato uno dei momenti forti di quel pomeriggio, un momento in cui i nostri cuori, le nostre preghiere erano rivolti non solo ai superstiti di quella immane tragedia, ma soprattutto a chi oramai non c’era più. La Messa officiata dal Parroco di Longarone, è stato un momento di forte emozione, le sue parole durante l’omelia ci hanno fatto sentire ancora più vicini ad una popolazione che a fatica cerca di rialzarsi. Ciò che ha colpito i nostri cuori, oltre alla struttura moderna che simboleggia la rinascita di un paese, simbolo di amore e di fede, era la statua della Madonna, la stessa che la notte della tragedia venne spazzata via dalla furia delle acque. La statua venne ritrovata a molti chilometri di distanza lungo il fiume Piave, quasi intatta, nel lungo tragitto fatto in mezzo al fango acqua e detriti vari, la Madonna aveva solo perso le mani, quelle mani che sembrava volesse accarezzare ogni Scout presente, raccomandandogli di continuare in questo cammino di Fede, ma di non dimenticare mai il Servizio verso il prossimo.
Oltre alle parole del Parroco che ognuno di noi porta dentro di se, sentiamo nei nostri cuori quell’applauso sincero e riconoscente verso quegli Scout che 50 anni fa hanno dato il proprio contributo.
Questa nostra visita o meglio questo incontro con una popolazione che porta dentro ancora i segni di quel drammatico evento, si concludeva con la visita all’interno del museo storico, dove sono racchiuse foto, cimeli ed altro materiale vario, che fanno ancora di più capire l’immensa tragedia.
Con questa foto che non ha bisogno di alcun commento, vi lasciamo l’ultima immagine della nostra visita a Longarone, da cui si può capire quello che la Diga del VAJONT nel 1963 alle ore 22:39 ha SPAZZATO VIA…

Fausta D’Orsi, Matteo Frigieri, Cristoforo Greco
Pattuglia del Settore Protezione Civile delle Zone di Modena e Modena Pedemontana


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